
“Meow”
“Gatto Matisse, ciao! Vuoi la pappa?”
“Meow!”
“Ok, in effetti stiamo mangiando anche noi…eccola, buon appetito”
-il felino osserva per qualche istante la ciotola straripante di straccetti umidi gusto salmone, annusa svogliatamente, si allontana-
“Meow, meow”
“Ma che c’è, non avevi fame? Per caso vuoi uscire? Andiamo che ti apro”
-il felino resta di fronte alla porta-finestra aperta, quella con il passa gatto per intendersi. Entra un vento polare, dopo qualche minuto di riflessione per lui e di congelamento per me- resta in casa-
“Meow, meow meow!”
“Ma insomma, che vuoi? Hai la pappa, ti ho aperto la porta, che altro resta?”
“Meow…”
“Ah già, i croccantini”
-il felino si avvicina alla ciotola delle crocchette, le annusa, si allontana verso la porta finestra. Miagola-
“Basta, vorrei pranzare anche io, sai? Ti apro ma é l’ultima volta. Prossimo “meow” e chiamo il gattile”
-il felino si avvicina stancamente alla porta finestra aperta. Il vento s’é fatto più freddo, la temperatura della stanza é scesa, il pranzo ormai ghiacciato. Sculettando, esce-
“Oh, finalmente mi posso sedere a tavola”
“Meow, scrat scrat scrat, meowmeowmeowmeowmeowmeowmeow, scrat scrat scrat, meooooooooooow”!
-rumore di unghie sulla porta, litania di miagolii che neanche le prefiche a un funerale. Prendo le chiavi della macchina, ora lo abbandono in tangenziale-
“Meow”
-sospira rientrando, mentre addenta un croccantino e va a vomitare in sala, di fianco alla mia borsa.
Forse mangio più tranquilla se vado io, in tangenziale