
Come tutte le relazioni, quella genitoriale presenta fatiche e complessità.
Di particolare e diverso dalle altre, c’è che viaggia al contrario.
Una sorta di Benjamin Button delle relazioni, insomma.
Inizia con un attaccamento totalizzante, immersivo, carnale, perpetuo.
Il suo sonno è il tuo sonno, la sua veglia la tua, la sua influenza pure (con la differenza che a lui/lei passerà in fretta, a te rimarrà la bronchite cronica)
Viene richiesto un livello di conoscenza che definire intimo sarebbe riduttivo.
Ti verrà chiesto il colore di deiezioni o espettorato, informazioni che tendenzialmente non si condividono con altri.
Crescendo, non sarà più necessario descrivere al pediatra la consistenza dei prodotti intestinali, ma osserverai clinicamente le pupille per cercare tracce di abuso di cannabinoidi, al loro rientro dopo una serata con gli amici.
Non annuserai più l’alito per capire se hanno l’acetone, bensì per cogliere tracce di eccesso di Jägermeister.
Passerai dal conoscere la loro posizione in ogni istante della giornata a controllare una applicazione sullo smartphone nel dubbio siano stati rapiti.
Questo mutamento sarà inesorabile ma impercettibile, perché sei come la rana nella pentola: la temperatura si alza poco alla volta, e tu non ti accorgi di essere un po’ bollita.
Occupata come sei a generare radici, cementare il presente mentre hai cura del passato, farai fatica ad accorgerti del cambiamento.
Il tappeto volante su cui poggiavi per gli spostamenti, le corse e gli accompagnamenti lascia il posto alla legittima autonomia, alla patente e alle ammaccature sulla carrozzeria.
E invece che Aladino, comincerai a sentirti Ibrhaim sulla spiaggia, col tappeto appoggiato alla spalla.
Ma ci sono anche dei lati negativi, eh.