
Tradizione natalizia, a casa della saggia pedagogista -da qui in poi nominata SP per brevità- é la cena della vigilia a base di spaghetti con polpette.
Questa antica usanza si tramanda da che i figli erano piccoli, in quanto rappresentava l’unico piatto che piacesse tutti e tre (esclusa la pasta al pesto, della quale già si cibavano nei restanti trecentosessantaquattro giorni l’anno)
Questa volta la tavola imbandita vedrà tre porzioni di polpette vegetariane e una di polpette “vere” come la chiama la piccola, unica onnivora rimasta insieme all’illustre direttore.
Per rallegrare la tradizionale cena prima di Natale, dunque, la SP ha deciso di acquistare un nuovo gioco da tavola perché, come la pedagogia ci insegna, “vanno ben oltre lo svago; sono potenti strumenti educativi che ci arricchiscono e ci fanno crescere. Ci permettono di connetterci con gli altri, stimolare la mente, sviluppare empatia, creatività e resilienza”. Al netto delle mazzate per vincere, ma tant’é.
Sempre la SP, presa dal sacro furore dello sconto al quaranta per cento, ha acquistato dunque una scatolina nera con delle carte, e forse dal nome avrebbe dovuto cominciare a farsi qualche domanda.
“Punish me, daddy”il titolo che campeggia a lettere scarlatte sulla scatola.
“Mamma, ma che ti sei fumata? É +18, la piccola non può giocare”
“Ma sì dai, vedeva i Griffin a sette anni, che vuoi che succeda”
“Mamma, ma hai letto bene le carte? Le punizioni, i castighi?”
No, la SP non aveva proprio letto niente, ignorando che le punizioni prescritte dal gioco fossero a un passo dalla denuncia penale e probabilmente dell’abuso su minore.
La scatolina nera é stata quindi chiusa in cassetto, il Monopoli rispolverato per poter poi essere gettato nell’impeto si rabbia di uno dei giocatori (probabilmente la piccola)
Nel mentre, la laurea magistrale della SP ha preso fuoco.