
Parigi non é la sola a prepararsi per l’arrivo delle Olimpiadi.
A casa mia, e lo dico con la modestia che mi contraddistingue, si svolgono da anni.
Tra il salotto e la cucina, il giardino e le camere da letto, si disputano le Olimpiadi dell’adolescenza.
Dimenticate lancio del giavellotto, il basket tre per tre, il badminton e il nuoto sincronizzato.
Qui di gareggia nel salto agli ostacoli di qualunque oggetto abbandonato sul pavimento, dai vestiti alle scarpe agli zaini.
Categoria di quest’anno la chiamata senza risposta, solo se il chiamante é il genitore e il ricevente il figlio/a/i.
Di grande interesse anche il sollevamento del rotolo esaurito della carta igienica: nessuno tra i figli é riuscito a classificarsi.
Imperdibile la sfida di pugilato, quando una delle sorelle si appropria indebitamente dei vestiti -o trucchi, fermagli, creme, varie ed eventuali-dell’altra.
Spettacolare la staffetta al termine della cena: qui la squadra punta in alto, nello scomparire uno dopo l’altro al momento di sparecchiare.
L’orienteering é disciplina quotidiana, alla ricerca del caricabatterie del cellulare. Il sacro Graal é stato più semplice da ritrovare.
In ultimo, ma non per importanza, il lancio della responsabilità.
Non sono stato io, é stato lui/lei/loro/il gatto, ma sul podio si sale con “mamma, é colpa tua se…” (il candidato completi la frase con “non ho gli occhi blu-sono bassa-non siamo ricchi-il buco nell’ozono-le guerre nel mondo)
A casa mia -Ça va sans dire-il podio é al completo in più categorie.
Io, quest’anno, ambisco all’oro per la fuga.
Quando è il figlio a chiamare, la madre deve rispondere e all’istante, quando è il contrario, caso strano il figlio diventa di nebbia. 😂🤣
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si volatilizza, esatto
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