Sarajevo

É una donna col velo che dà da mangiare ai piccioni vicino alla fontana di Sebilj.
É una signora che torna per la prima volta in quella che era la sua casa, dalla quale é scappata dopo la guerra per trasferirsi in Canada; oggi porta i due figli a conoscere la sua patria e ce lo racconta con una emozione che contagia.
É una pista da bob che ha ospitato le Olimpiadi del 1984, poi diventata postazione dell’esercito serbobosniaco, ora percorribile a piedi e dipinta coi murales.
É una funicolare che é diventata un simbolo, che ha impiegato vent’anni per tornare a portare turisti e cittadini sul monte più alto.
É un museo dei bambini, coi bambini e per gli adulti, che colleziona i ricordi di chi ha vissuto durante l’infanzia il trauma della guerra. Orsi di peluche, carte di caramelle, altalene.
Da tempi lontani a guerre recenti, a ricordare che se la guerra colpisce alcuni, la pace riguarda tutti.
É i tanti fori sui muri delle case, a memoria di un tempo in cui per le strade si correva per fuggire agli spari.
Non ci sono parole facili per descrivere una città complessa, o forse non sono capace di trovarle.
É lo stare nella complessità della storia e nella consapevolezza della contraddizione.
Via dopo via, passo dopo passo, é Sarajevo.

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About BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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