
Vacanza é uscire dalle consuetudini, dal quotidiano tran tran, dalle magagne che ci portiamo dietro.
Dormire in un posto nuovo regala la possibilità di non smadonnare contro il don del paese che scampana allegri motivetti ogni mattina alle sette.
Finché non alloggi in una piccola città e alle cinque e venti del mattino parte “ashhadu an lā ilāha illā allāh ashhadu anna muḥammadan rasūl ḥayya ialà as-salāh hayya ‛alà al-falā! allāhu akbar lā ilāha illā allāh” dalla moschea con minareto fronte hotel, ai decibel di Travis Scott al circo Massimo.
Lasciato -in vita- il muezzin, il viaggio é proseguito attraverso le strade secondarie, per arrivare al cospetto delle piramidi.
No, non abbiamo bevuto troppa Rakija.
Ci siamo recati ad ammirare una zona in cui si racconta si celino, sotto tre colline, altrettante costruzioni piramidali. La comunità scientifica ha bollato questo ritrovamento come bufala; un nutrito numero di persone ritiene invece che si percepiscano forti vibrazioni energiche.
Noi, una volta capito quanto fosse tortuosa la strada per arrivarci e non avvertendo vibrazione alcuna, abbiamo desistito.
Sarajevo, stiamo arrivando.