
Tu che improvvisi fine settimana in Islanda con la stessa naturalezza con cui io vado a fare la spesa alla Tigros.
Che hai dentro un imperativo categorico kantiano, capace di non farti scendere sotto gli undicimila e cinquecento passi quotidiani ma che latita improvvisamente nei dintorni di una gelateria.
Che hai scelto di vivere con la delegazione del circo Barnum di tre adolescenti, una pedagogista e due felini con energia ed entusiasmo, ma guai a non piegare bene il cartone prima di buttarlo o aprire dal verso sbagliato la pellicola trasparente.
Che prima di un cammino hai il gomito del tennista, il ginocchio della lavandaia e patologie di ogni grado e varietà, poi ti carichi sulle spalle lo zaino e vai, col sorriso.
Che convivi con un’inquietudine fatta d’energia, e ti nutri di idee, esperienze, viaggi e cammini.
Che non conosci la noia, e al contrario non ti basta il tempo per leggere, conoscere e imparare tutto quello che vorresti.
Che sei abitudinario e rivoluzionario, che crei il sentiero dove il sentiero non c’é.
E lo percorri.
Come percorri questa vita accanto a me, nella buona e cattiva sorte, tra una coccola a gatto Matisse e una chiacchierata con la piccola, un viaggio lontano e una passeggiata intorno a casa nostra.
Buon compleanno, amore mio.
“Che prima di un cammino hai il gomito del tennista, il ginocchio della lavandaia e patologie di ogni grado e varietà, poi ti carichi sulle spalle lo zaino e vai, col sorriso.”
Il mio compagno è UGUALE! 😀
Bella lettera… l’amore si sente davvero tutto. ♥
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