
All’inizio é stato poco più che un sussurro, un sommesso mormorio in cucina, dopo pranzo. Col rumore della lavastoviglie che partiva e del gatto che miagolava per la pappa, credevo di avere sentito male.
La seconda volta il tono di voce era più alto, l’espressione più decisa, il verbo ancora al condizionale, un timido vorrei.
S’é capito quindi che il pensiero era diventato idea.
E per passare da idea a progetto ci sta in mezzo il non ho ancora il passaporto, non parlo la lingua, caspita é lontano, é un tempo lungo, cosa si mangia lì?
A ogni risposta un mattone in più, e alla fine il progetto é rimasto in piedi, saldo.
Da qualche giorno il primogenito é sbarcato in Ecuador.
In un paesino sulle Ande, sotto un vulcano, con poco spagnolo ma tanta voglia di imparare.
Accolto da braccia amiche, ha respirato una diversa altitudine, assaggiato cibi nuovi e buonissimi, conosciuto le persone con cui trascorrerà un mese della sua estate.
Tutti gli sorridono, soprattutto i tanti bambini del centro con cui passerà le giornate. Loro gli insegneranno la lingua, lui si metterà a disposizione con ciò che sa fare e imparerà il resto.
É proprio vero che i figli devono poter andare così lontano, dove non riusciamo a vederli. Pure a diecimila chilometri di distanza.
Meno male che ci sono le videochiamate su whatsapp.
Che esperienza straordinaria sarà per lui! 🤩
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Alice sì, molto faticosa ma credo anche io straordinaria
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