In principio furono i Gormiti, piccoli blocchi di plastica variopinta a forma di mostri, alti come un puffo e mezzo, al prezzo stimato di un euro al centimetro. Giungevano gioiosi dall’isola di Gorm all’edicola di fronte alla scuola, divisi per popoli e comandati dal Sommo Luminescente, perennemente in lotta con il malvagio Obscurio. Sulla confezione si poteva leggere, appena sotto il prezzo, lo spirito pedagogico elevatissimo dei piccoli mostri: “..il tutto viene inserito in una cornice mitica fortemente intrigante, con momenti epici, drammatici e di riflessione”. Sarà, ma l’unico momento epico per me era evitare di passare dall’edicola, il dramma la spesa sostenuta mentre riflettevo su come uscirne.
Col tempo, e più precisamente nel passaggio dall’asilo alle scuole elementari, venne il momento dei Pokemon.
Per i fortunati che ne fossero all’oscuro, la storia comincia con Ash, un ragazzino di dieci anni divenuto finalmente abbastanza grande da ricevere il suo primo Pokemon. Peccato che quella mattina non si svegli in tempo e si becchi l’ultimo rimasto, il giallo, lento e rotondo Pikachu. Tra un lancio di una sfera, un’evoluzione e una battaglia si sviluppano le storie di alcuni ragazzini e una quantità disumana di Pokemon. Ho dimenticato tutto -forse perché non ci ho mai capito niente- tranne il prezzo folle delle bustine di carte e tre parole: Girafarig, Ho-oh, Alomomola, gli unici tre mostri dal nome palindromo.
Tra la fine della quinta e l’inizio della prima media ecco spuntare lui, il celebre Yu-Gi-Oh!, prodotto giapponese che nasce come manga, diventa anime e ci sfinisce con una serie illimitata di carte. Si gioca da due in su, si duella, si evoca e si manda al cimitero. Si conta molto per stabilire i punteggi, e probabilmente mio figlio ha imparato più matematica con questo gioco che in sette anni di scuola. Per questo motivo potrei forse giustificare il prezzo indegno di carte, dek e affini, non fosse che si svolgono dei veri e propri raduni ai quali il ragazzo ha dovuto più volte essere accompagnato.
In quest’ultimo periodo l’interesse – e la spesa- sembrano fortunatamente scemare.
Perché lui, il preadolescente, è diventato prestigiatore.
Ore di video tutorial su internet, mazzi di carte ovunque, ma soprattutto un tormento incessante: “mamma, posso farti un trucco? Su, prendi una carta” che si ripete dalle venti alle trenta volte al dì. Che poi, lui è anche bravino, e in piccole dosi pure piacevole. Peccato sia al tempo stesso assai permaloso e poco incline alle critiche. Se qualcuno malauguratamente indovina il trucco dietro la magia, apriti cielo.
E se continua così, proprio come il grande Houdini sarà costretto a liberarsi dalle catene, nell’armadio dove le sue sorelle lo avranno rinchiuso imbavagliato e bendato.
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