Materne mancanze

Si sono trovate da sole, in casa, per un’intera ora, dopo aver consegnato fratello e sorella alle rispettive attività pomeridiane. Si sono guardate complici, consapevoli della rarità dell’evento, che si verifica con la stessa frequenza della eclissi solare totale nel nostro emisfero. Ognuna di loro ha pregustato il tempo prezioso e immaginato come trascorrerlo. Nello specifico lei si è immaginata stravaccata sul divano con un tè al bergamotto e il bel libro che sta leggendo, a godersi il ticchettio della pioggia sulle finestre. La piccola però era di tutt’altra idea.
“Mamma, giochiamo alle bambole?”
Gelo. Sconforto cosmico. Come nei cartoni animati, da una parte l’angioletto che esorta a usare al meglio il poco tempo esclusivo con la figlia minore, dall’altra il diavoletto che incita a prendersi un po’ del meritato riposo. Tra i due litiganti, si sa, è il terzo a godere. Il terzo in questione è il senso di colpa, che se ne sta acquattato nelle retrovie per comparire sempre nel momento peggiore. Per un’ ora quindi la sala si è trasformata nello studio di dottoressa peluche, tutti i pupazzi di casa in fila sul divano, lo stetoscopio di plastica al collo della piccola, mentre la sventurata madre alternava il ruolo della signora maria (segretaria della dottoressa) a quello della proprietaria del dinosauro raffreddato.
Io sono sempre più convinta che mi manchi il gene materno del gioco, perché mi abbatto quando mi coinvolgono nelle avvincenti avventure amorose delle Barbie, vorrei nascondermi davanti a cicciobelli da imboccare e mi prende lo sconforto con le carte di Yu-Gi-Oh!. E, forse ancora più grave, detesto i giardinetti, gli scivoli e le altalene e tremo a sentire il coro di voci unite in un solo grido:“guardami, mamma!!” In compenso sono cintura nera di Super Mario e ho cinque stelle con Just dance. Chissà se basterà.

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About BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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