Come da tempo programmato, martedì l’intera famiglia ha allegramente varcato i cancelli di Expo.
Inizialmente con un po’ di confusione (“mamma, dal parcheggio abbiamo preso la navetta, ora ci controllano le borse e passo nella porta che suona se ho la cintura, ma allora qui si prende l’aereo?” ”no amore qui si cammina” “ah, che pizza”) tuttavia con grande entusiasmo abbiamo cominciato la nostra giornata. Appena entrati ci travolge la notizia che è la giornata in cui si festeggiano frutta e verdura. Ecco, per i tre che sono arrivati qui pensando a fiumi di Coca Cola e colline di Mcdonald è stato un brutto colpo. Ancora di più dopo aver assistito alla sfilata di ortaggi vari in compagnia di Heidi (che poi qualcuno mi dovrà spiegare cosa ha a che fare la pastorella svizzera con anguria e broccoletti); la piccola è ancora traumatizzata dal signore travestito da zucchina che ha ingenuamente cercato di salutarla (praticamente un incubo fatto realtà, l’odiata zucchina che parla). Ma il momento culmine di questa entusiasmante giornata è stato senza dubbio l’incontro tra il primogenito e uno dei suoi miti indiscussi: lo chef di cucine da incubo Antonino Cannavacciuolo (“mamma, immagina venisse nella nostra cucina quando fai da mangiare? Sai le risate”) Ma la mamma non dimentica mai il suo lavoro, quindi trascina i tre riottosi al percorso Save the children, dove li accoglie una gentilissima signorina con la maglietta rossa che assegna loro le tre nuove identità; la piccola comincia un capriccio epico perché non ne vuole sapere di essere il piccolo Tarek, e la gentile signorina è costretta a cambiarle identità con la più carina Sarita. Sopravvissuti al percorso e dopo un buon numero di padiglioni visitati i fanciulli-e non solo- cominciano a dare segnali di cedimento (velatamente espressi con feroci litigi fra loro) quindi al tramonto decidiamo di salutare Expo e di rientrare verso casa, stanchi, accaldati ma tutto sommato contenti, anche se un po’ confusi dalle tante contraddizioni di questa esposizione (“mamma, ma siamo sicuri che al mondo ci sia così tanto da mangiare? E allora, perché tanta gente ha fame?”)