Conosco tante donne. Poi, vuoi per lavoro o per vita privata conosco tante madri. Con alcune lavoro, con altre chiacchiero fuori da scuola o al campo di pallavolo, altre ancora sono amiche.
Conosco una mamma che, mentre sistemava la cucina dopo cena, non si è accorta che il suo geniale duenne è salito al piano di sopra e ha seppellito la tartaruga sotto un chilo di gamberetti disidratati. La sventurata sta ancora cercando di eliminare l’odore di pesce andato a male dalla stanza, mentre la tartaruga pare non abbia riportato danni. Conosco una mamma che ha iscritto la figlia al corso di nuoto, ha passato ogni maledetto lunedì da settembre a giugno chiusa in uno spogliatoio dalle temperature tropicali con un tasso di umidità riscontrato solo a Cherrapunji, ridente località al confine con il Bangladesh che ne detiene il record mondiale, sempre con ai piedi delle deliziose sovrascarpe azzurrine. Un bel giorno, ormai liquefatta da tanto calore, è uscita con la bambina dalla suddetta piscina, ha fatto la spesa al vicino Esselunga, è andata a bere il caffè al bar, il tutto con ai piedi le famigerate sovrascarpe. In paese ancora ne parlano. Conosco una mamma che, una mattina, è rimasta praticamente in mutande alla fermata dello scuolabus perché il suo adorato figliolo, che stava inciampando, si è aggrappato con forza ai pantaloni della tuta materna. Conosco una mamma che ha ascoltato impotente la figlia, una deliziosa bambina di seconda elementare con i capelli biondi da fatina e un sorriso sdentato, mentre raccontava fuori dai cancelli della scuola, con dovizia di particolari e a voce alta, della litigata furibonda dei genitori la sera prima. Conosco una mamma che ha organizzato nei dettagli la festa di compleanno della figlia in un noto locale, ha pensato alla torta, agli inviti e ai vestiti. E il giorno della festa si è dimenticata di andarci, restando in pigiama sul divano con la figlia a guardare la tv, finché un’altra mamma non l’ha chiamata per sapere dove fosse.
Una di queste sono io (e mai rivelerò quale), le altre amiche e conoscenti. Perché la maternità ha bisogno di tanta ironia, sorrisi, leggerezza e condivisione, altrimenti diventa un fardello pesante.